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“Il dolore cronico. Il dolore che morde la carne, che si appropria della mente,
che distrugge la tua vita, che devi accettare per continuare a vivere.”

 

Mi sono chiesta molte volte se la mia testimonianza potesse essere d’aiuto a qualcuno, se il mio percorso potesse dare la forza per reagire a chi crede di non averne più e allora eccomi qui, decidete voi!

 

Sin da bambina la mia salute ha avuto momenti altalenanti, ho dovuto “combattere” con varie patologie che non mi hanno permesso di gioire: dell’infanzia, dell’adolescenza, della gioventù e di una maternità; ma ho avuto la grande fortuna di VIVERE! Ho affrontato momenti difficili e più di una volta la mia vita sembrava arrivata al termine, ma come l’Araba Fenice, sono ancora qui! Una  combattente non si arrende facilmente ed io ho iniziato prestissimo a lottare, mi sono aggrappata a questa vita con tutte le mie forze ed anche nei momenti bui ho sempre intravisto una luce in fondo al tunnel.

Ogni volta affrontavo la nuova battaglia con l’incognita dell’ignoto, con la paura del risultato, con la speranza che anche quella sarebbe stata una battaglia vinta. La vita a volte si accanisce con alcune persone, e lo fa per renderle migliori, per far sì che nel loro cammino possano incontrare altre persone a cui tendere la mano e regalare un sorriso; oggi dico GRAZIE a questa vita per il dolore e per il percorso che mi ha fatto conoscere perché altrimenti non sarei così come sono. Ed eccomi a raccontarvi l’ultima tappa di questo percorso, quello che mi ha portato a vivere con il dolore cronico.

 

Era il 15 settembre 2006 quando tutto iniziò!

Un venerdì pomeriggio, uno di quei giorni che ti senti alla frutta, che non vedi l’ora arrivi sera per dire: finalmente è finita. Ma per me quel giorno era solo l’inizio! L’inizio di un lungo percorso che mi ha cambiato la vita, che mi ha costretto a iniziare ad ascoltarmi, che mi ha aiutato a essere migliore (per certi versi), che mi ha reso consapevole dell’incanto della vita. Cos’è successo quel giorno? Un banale incidente a cui poi non è stato dato il giusto peso: un semplice colpo di frusta!

 

“Sono in macchina e non vedo l’ora di arrivare in ufficio per chiudere le ultime pratiche e poi staccare fino a lunedì. Inaspettatamente la macchina perde aderenza e si mette di traverso sulla carreggiata, metto tutto sottosterzo e con lo sguardo seguo il percorso della macchina che lentamente scivola sulla strada; all’improvviso vedo un’autovettura venirmi incontro. Cosa faccio? Istintivamente appoggio il piede sul freno ed ecco un bel testa-coda! Sbatto lateralmente contro il cordolo del marciapiede ma, essendo in torsione, sono letteralmente shakerata. Non ho il tempo di chiedermi come sto. Devo provvedere alla rimozione della macchina, avvisare l’ufficio e tornare a casa. Scendo dalla macchina con un dolore allo sterno molto forte e mi appoggio alla portiera perché faccio fatica a respirare, a muovermi; non mi ascolto e cerco di finire il prima possibile per tornare a casa. Finalmente entro nel mio rifugio e spero che il trauma e lo spavento possano placarsi; ma purtroppo non è così. Ho sempre più dolore allo sterno, faccio fatica a respirare, il mal di testa aumenta e sono sfinita. Questa botta mi ha messo ko! Non voglio che uno stupido incidente possa ridurmi ad uno straccio e dentro di me continuo a ripetermi: “Stai tranquilla, riposa e vedrai che domani starai meglio”; ma per quanto cerchi di inviare messaggi positivi alla mia mente, il mio corpo urla il suo dolore. Dolore che non voglio ascoltare. Provo a sbrigare le faccende di casa, ma non ho più forza nella braccia, ho solo una grande nausea e tanto mal di testa. Giro per casa come un automa pensando a cosa fare, non voglio andare al pronto soccorso per un banale incidente. “Vedrai che domani starai meglio”, continuo a ripetermi, ma dopo una notte insonne mi arrendo e vado in ospedale. Lì mi fanno lastre, visite, farmaci ed alla fine torno a casa con un collare che mi blocca il mento e la parte alta del torace. “Come farò a gestire il tutto in queste condizioni?” Vivere da soli non è facile. Ancora una volta non voglio che la mia mente recepisca questa nuova difficoltà e mi organizzo al meglio per combattere anche questa battaglia. Ci vogliono quasi tre mesi prima che possa riprendere il lavoro e al rientro non sto ancora bene. Il dolore alla cervicale e il mal di testa mi perseguitano; faccio fisioterapia e trattamenti specifici, ma senza grandi benefici. Per i medici è solo un banale colpo di frusta, per me è un dolore che non mi lascia vivere”.

 

Questo è stato l’inizio di un percorso che mi ha insegnato ad assaporare ogni istante di questa vita perché, quando il dolore s’impossessa del tuo corpo, tu non hai nessuna arma per difenderti e allora non ti resta che imparare a conviverci. La primavera successiva ho difficoltà a camminare; in estate faccio fatica a stare seduta; in autunno non riesco più a stare a letto. Nel marzo 2008 il primo ricovero e dopo 50 giorni arriva la diagnosi di “Grave fibromialgia invalidante, resistente a farmaci e fisioterapia”. La convivenza con il dolore è sempre più difficile. A novembre, riprendo il lavoro e con enorme difficoltà provo a riappropriarmi della mia vita, ma è difficile. Le terapie e la fibromialgia mi lasciano senza forze; ogni giorno è una sfida per arrivare a sera.

 

Sarà il 2009 che segnerà un’ulteriore svolta nella mia vita.

Nell’estate mi dichiarano “inabile al lavoro” e quindi sono messa a riposo; in autunno eseguono una TAC cervicale e scoprono che, a seguito del trauma, ho subito un “Disallineamento dell’atlante con rotazione del dente dell’epistrofeo”. E’ questa la causa di come sono oggi e della fibromialgia? Nessuno sa darmi risposte. Per le linee guida canadesi vi è una correlazione; dicono che “Esiste una consistente documentazione secondo cui un trauma fisico, particolarmente un colpo di frusta, o un trauma spinale, possano scatenare la FM in alcuni pazienti", ma a tutt’oggi nessuno specialista è stato in grado di aiutarmi. In Italia, non esistono statistiche che comprovino tutto ciò, poiché la fibromialgia non è riconosciuta come patologia, mentre in altri Stati, vi sono cliniche specializzate con terapie idonee ad affrontare questa patologia.

Da allora sono passati anni, dove ho conosciuto cosa vuol dire vivere con il dolore cronico, dove le terapie farmacologiche, psicologiche, fisiatriche, naturali e alimentari sono entrate quotidianamente nella mia vita. Ho vissuto momenti bui, ho affrontato diversi ricoveri, ho camminato con busto e stampelle, ho assunto farmaci pesanti, ho perso il lavoro, ho perso l’amore, ho dovuto adattarmi ai miei nuovi “bisogni”, ho sommato rinunce ad altre rinunce, ho avuto e ho tuttora: vertigini, insonnia, cefalea, nausea, sensibilità accentuata alla luce e agli odori, perdita di gusto e tatto, rigidità e dolore in ogni centimetro del corpo… ma sono ancora QUI e sono ancora VIVA! Questo percorso mi ha aiutato a prendere consapevolezza di questa nuova VITA, a vivere il “QUI e ORA” perché il mio stato di salute può cambiare da un momento all’altro, a cercare nuove EMOZIONI nel “fare per gli altri”, a essere più combattiva di prima, perché questa VITA mi è stata REGALATA e la voglio vivere fino in fondo con il sorriso!

L’affetto e l’amicizia delle persone che hanno saputo vedere oltre il mio sorriso è il bene più prezioso che mi accompagna quotidianamente; l’amore di coloro che mi supportano nei momenti bui; la bellezza di ogni nuovo giorno; la presenza costante della mia amata gatta Maja; sono la “linfa” per combattere giorno dopo giorno. E se la tristezza dovesse suonare alla mia porta, vorrei potergli dire: “Credo abbia sbagliato persona!”

 

Questa mia storia di vita vuole essere una testimonianza per ricordare a tutti che ogni istante di questa vita è un bene prezioso, che vale la pena di essere vissuto fino in fondo!