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Punture d'insetto

di Angela Trigilia
 
 
 
 
 

Con l’inizio della bella stagione cambiano anche le nostre abitudini e dopo il chiuso invernale delle nostre case le occasioni di essere a contatto con la natura aumentano. Non è raro che ci si imbatta accidentalmente in un insetto che per istinto di difesa punga la persona causando, nella zona interessata, rossore, rigonfiamento, prurito se non addirittura dolore e nei casi più gravi anche shock anafilattico. Le punture più frequenti sono quelle di api, vespe, calabroni, zanzare, bruchi urticanti e qualche ragno. In tutte queste evenienze l’omeopatia può dare valido aiuto togliendo il dolore, l’arrossamento e il gonfiore nel punto di inoculazione.

Il primo rimedio a cui pensare è APIS MELLIFICA. Il medicinale viene preparato a partire dal corpo intero dell’ape femmina o solo dal pungiglione chiacciato disciolto in alcol diluito e dinamizzato. Tutti conoscono i sintomi di una puntura d’ape: dolore pungente, bruciore, rossore e gonfiore. Questi sintomi possono insorgere anche per altre cause quali cause infettive, allergiche e infiammatorie.

Comunque i sintomi guida devono essere questi: cute pruriginosa, edematosa (gonfia) con lesioni rilevate che sembrano piene d’acqua. Nell’area interessata sono presenti dolori trafittivi. Brividi o febbre possono accompagnare l’insorgenza di un evento acuto esteso o a tutto il corpo o a parti di esso che è l’orticaria. L’indicazione per il rimedio Apis mellifica è legata ai dolori pungenti e brucianti che migliorano con applicazioni fredde. Chi necessita di Apis, non ha sete in quasi tutte le patologie soprattutto negli stati edematosi. Peggiora con qualsiasi forma di calore. Migliora con il sonno. Da un punto di vista mentale il paziente che necessita di Apis, è vitale, iperattivo, sempre occupato, estremamente geloso e protettivo nei confronti della sua famiglia. Può essere irritabile o aggressiva se la paziente o i suoi familiari sono traditi o contrariati in qualche modo ma generalmente non per altri motivi. Tende a dominare i suoi congiunti ed è come un’ape che protegge il suo alveare.

Il secondo rimedio omeopatico a cui si può ricorrere in caso di puntura d’insetto è LEDUM PALUSTRE o rosmarino palustre. È una pianta che cresca nell’emisfero boreale, specie in Canada, Stati Uniti, Scandinavia e Irlanda. Appartiene alla famiglia delle Ericaceae. In Scandinavia il rosmarino palustre veniva tradizionalmente utilizzato per eliminare i pidocchi. Non appena la pianta fiorisce le punte dei germogli ricchi di foglie, vengono raccolte essiccate e immerse in alcol, poi il liquido viene filtrato quindi diluito e dinamizzato. È un noto medicinale di pronto soccorso in caso di tagli, escoriazioni, ferite da punta, punture d’insetti, ecchimosi perioculari e altre lesioni oculari. L’indicazione è per eruzioni cutanee papulari (piccole bolle solide di piccole dimensioni nettamente circoscritte), specialmente sulla faccia e sulla fronte, prurito che peggiora grattandosi o con il calore del letto. I dolori sono puntori e cambiano rapidamente localizzazione. Il paziente ha sempre freddo eppure i dolori sono peggiorati dal calore specialmente quello del letto, migliorano molto rapidamente da applicazioni locali fredde o ghiacciate.